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Progetti: narrazioni impossibiliprogetti: narrazioni impossibili

Il lavoro “Narrazioni Impossibili”, nasce con l’intenzione di attraversare la dimensione del sogno attraverso la visione del corpo dormiente e l'ossessiva ripetizione dell'oggetto come contenitore della mente.

Il sogno è una rievocazione di quel luogo intimo e sicuro che proviene dall'infanzia, sonno come rifugio e nido, via di fuga e distacco.

I sogni sono esperienze mentali che appartengono al sonno, ma sono anche i laboratori sconfinati della memoria, i contenitori di ricordi svelati e immagini rivelate, il viaggio che ci conduce ai confini della nostra esistenza passata...

Una esistenza feroce e invadente quella che entra prepotentemente nei mondi incantati dei ricordi quasi come se non volesse distaccarsene, scarnificando e spulciando inconsciamente tutte le immagini che si confondono tra veglia, sogno e ricordo. Il corpo come unica prova della nostra esistenza, si appropria di ciò che scaturisce dai ricordi catturando le immagini come preziosi aliti di vita-esistenza.

Ilaria Margutti


"Cominciava a provare nostalgia anche per quello?
Si chiese affrettandosi verso casa.
Anche per il fatto che una volta
era incapace di distinguere tra sogni e ricordi?"

da La casa del sonno (Jonathan Coe)

A proposito di progettazione.

Il penultimo incontro con Ilaria Margutti risale al 2000. Ho conservato nella memoria una vertigine di corpi vestiti di materia pittorica, immersi in un profumo intenso d’olio, resine, trementina.

“Non si deve limitare l’arte al senso del vedere”, diceva Ilaria.

Una luce impietosa proveniente spesso dall’alto ambientava le figure, come gli oggetti. Ogni dipinto un’opera chiusa, un capitolo a sé. Già da allora ero attratta dalle potenzialità narrative di un’opera d’arte; con il passare del tempo ho potuto constatare come questa capacità discorsiva di taluni artisti si sia fatta sempre più progettuale, estendendo cioè una caratteristica intrinseca dell’oggetto al procedimento che ne porta alla creazione. Inutile dilungarsi sui capostipiti, ma non è forse superfluo rilevare come questo processo sia una connotazione qualitativa del fare arte.

Tornando ad Ilaria Margutti.
Il lavoro che presenta ora è frutto di due anni di ricerche, tentativi, strade interrotte al fine di arrivare ad una sintesi visiva che faccia emergere senza incertezze l’idea che la genera.

La relazione tra sonno, sogno e memoria, lo scivolare dall’uno all’altra, il perdere di vista il confine. Alla contrapposizione reale-sognato, fa da contrappunto quella di fotografia-pittura. Il corpo, ancora in primo piano, unico protagonista tra le due dimensioni e le due tecniche. A questo proposito, un inciso accademico: la conoscenza della materia pittorica non è per niente estranea allo stile, né al contenuto.

Le resine si modificano nel tempo, il dipinto continua a vivere, perciò sono state utilizzate. I cretti, sapientemente prodotti, sono evocatori della memoria, quindi funzionali al concetto, non hanno scopo pittorico. Cosa che ha invece il blu, nel suo distinguere lo spazio onirico del dipinto; il blu violaceo è infatti impiegato in quanto complementare del giallo degli sfondi.

E lo spettatore?

Non può essere certo dimenticato. Da pittrice sa che va irretito, incuriosito, preso, a sua insaputa. Anche a questo servono le superfici lucide a specchio sullo sfondo: riflettono il mondo esterno, sono una finestra aperta tra la realtà dello spettatore e quella dell’artista.
La memoria però non è solo il luogo dei labili ricordi, è anche il loro scrigno, il contenitore. Da qui la serie di cassetti che accompagna i dipinti di maggiori dimensioni. Le foto assumono ora la loro più consueta valenza di ricordo; l’aggiunta della pittura ne enfatizza le ombre, mette in risalto gli oggetti. Solo il rosso di taluni inserti naturalistici scuote l’attenzione dai minuscoli personaggi delle foto. Delle opere-oggetto, che in qualche modo contestualizzano nel presente dei ricordi tangibili i sogni che il sonno porta.

Sabrina Massini

Scarica il catalogo del Progetto "Narrazioni Impossibili" [PDF 1.8MB]