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La personale di Ilaria Margutti

Un'umanità sola, nei quadri di Ilaria

II palazzo del Podestà ha ospitato, fino al ventotto settembre scorso, la personale di Maria Margutti. Questa esposizione ci ha permesso di conoscere una giovane artista di talento che attualmente vive e lavora a Badia di Petroia ma che si può dire di formazione fiorentina.

Ilaria Margutti, infatti, si è recentemente diplomata con il massimo dei voti all'Accademia di Belle Arti a Firenze e in questa città ha esposto più volte e sempre in spazi non convenzionali. I quadri esposti a Città di Castello hanno incontrato l'interesse del pubblico e, per così dire, degli addetti ai lavori. Ad un primo sguardo, la pittura di Ilaria Margutti ci appare piena della carica espressionista, ma, leggendo con occhio più attento queste tele, si può dire piuttosto che la sua pittura si apparenti semmai a quella di Lucien Freud (nipote del più famoso Sigmund). Certo, non insiste sulla ricerca tonale e sul disegno, fonemi del dipingere di Freud, bensì sul contrasto timbrico ottenuto con l'ossessiva presenza dei viola, dei verdi, dei blu intensi che legano i corpi rappresentati sulla tela e volutamente imperfetti.

Ilaria Margutti sembra essere uno di quegli artisti che non disegna ma che dipinge direttamente sulla tela; la sua tec-nica tuttavia non è impressionista, rivela anzi un attento e lungo studio dei modelli e delle prospettive che non nuoce alla spontaneità del colore. A luce radente gli impasti stesi sulla
tela appaiono densi e, come se non bastasse, graffiati da una punta di legno. Questo gesto sembra essere quasi uno scavo rabdomantico entro la materia-colore.

Soggetti dei quadri sono corpi e volti umani che non comunicano con i fruitori e non trasmettono null'altro sentimento che la solitudine; sono figure di kafkiana memoria che a volte gridano urla strazianti (è il caso del quadro intitolato "L'Apocalisse"), a volte stanno immobili come iconi bizantine fissando lo spettatore chiuse entro spazi non caratterizzati che sembrano evocare un senso di vuoto ("Autoritratto", "Ritratto di Gianluigi").

La titolazione delle opere è un riflesso preciso della poetica di Ilaria Margutti. È' il caso dei due cicli di ritratti (dieci in tutto) "Identità e differenze" che prendono in prestito da Jung i concetti di polarità, di identità e differenza. Ilaria Margutti dipinge per conoscere, per conoscere l'umanità nervosa che essa stessa immortala nelle sue tele, per conoscere se stessa attraverso le identità e le differenze con l'esistente intorno. Ci è parsa una pittrice da segnalare all'attenzione dei nostri lettori, un'artista che speriamo di poter seguire ancora nel suo cammino di ricerca.

”L’ALTRA PAGINA” mensile di informazione, politica e cultura di città di Castello (PG) Settembre 1997

L’essere e il nulla

“ Tutto è gratuito, questo giardino, questa città, io stesso.”
( Sartre )

Esistenze ingiustificate, sono i soggetti esclusivamente umani, che Ilaria Margutti dipinge con intensità: esistenze carnali, vissute introspettivamente fin nella loro più intima natura e al contempo nullificate.
Così attraverso la loro pregnante fisicità, la deformità delle pose, la forza penetrante degli sguardi, i colori sentiti piuttosto che visti, se ne intuisce l’essenza, la loro recondita emozione, il loro silenzio.
Pittura, per l’artista è il modo privilegiato per addentrarsi nella conoscenza dell’essere in sé, alla ricerca forse sofferta di una profonda consapevolezza dell’essere umano.
Libertà nella nullificazione.

Rita Olivieri (2001)

Scarica il catalogo del Progetto "Differenza e Identità" [PDF 2MB]